Della crisi, del governo tecnico e del fallimento della politica
E’ morto il Re, evviva il Re!
Siamo tutti concordi nel riconoscere che il nostro martoriato Paese ha bisogno di un governo tecnico che rimetta a posto il disastro, figlio della crisi internazionale e di anni di malgoverno bipartisan.
Ciò detto, l’entusiasmo con cui molti politici salutano l’avvento del professor Monti e degli esperti che il professore sceglierà come ministri, a mio avviso suggerisce alcune dolorose considerazioni. Oggi, infatti dobbiamo fare i conti ancora una volta con:
- il fallimento della politica, che riconosce la propria incapacità di gestire la cosa pubblica accogliendo a braccia aperte i veri competenti;
- l’ipocrisia della politica, che accoglie a braccia aperte un governo tecnico perché sa che, non dovendo dare conto a nessun elettorato capriccioso e irresponsabile, avrà finalmente il coraggio di dare agli italiani le legnate che meritano. Un deus ex machina che interviene alla fine dei giochi, si spera risolvendo i problemi e contemporaneamente togliendo alla nostra classe dirigente le castagne dal fuoco;
- il fallimento, in ultima analisi, del sistema democratico, dovuto alla manifesta incapacità e alla costosa inutilità dei rappresentanti del popolo che poi il popolo neanche elegge direttamente, in quanto scelti dai partiti resi onnipotenti da una scellerata (e furba) legge elettorale.
Viene da chiedersi, a costo di essere tacciati di qualunquismo da qualche professionista della politica e della retorica, a che diavolo serva la “casta” se non rappresenta più nessuno, porta solo costi vivi, non è all’altezza dei compiti cui viene chiamata e, quando la situazione precipita, finisce sempre tristemente col necessitare di una “supplenza”.